23 ott 2026 · selos.ai
Il fido bancario è l'importo che la banca si impegna a mettere a disposizione dell'impresa, da usare quando serve e da restituire man mano che gli incassi arrivano. Per una PMI è quasi sempre il primo strumento di finanziamento, e spesso l'unico che copre le settimane in cui i pagamenti escono prima che i clienti paghino.
Il problema è che di solito viene chiesto per abitudine o per paura, e dimensionato a sentimento: troppo basso, e ci si trova a sconfinare proprio nel mese peggiore; troppo alto, e si paga una commissione su soldi che non si usano mai. Questo articolo spiega che forme ha, come lo valuta la banca, quanto costa e come calcolare quanto ne serve davvero.
Fido di cassa, o apertura di credito in conto corrente. La banca autorizza il conto ad andare in negativo fino a un limite. L'impresa preleva e versa liberamente, e paga interessi solo sulle somme effettivamente utilizzate. È la forma più flessibile, ed è quella che la banca può ridurre più facilmente.
Fidi autoliquidanti. Sono legati a crediti verso clienti già esistenti: l'anticipo fatture, in cui la banca anticipa una percentuale dell'importo di una fattura e si rimborsa quando il cliente paga, e il salvo buon fine, in cui l'importo di ricevute bancarie o RID viene accreditato prima della scadenza. Si chiamano autoliquidanti perché si chiudono da soli con l'incasso. Il limite complessivo entro cui la banca accetta queste operazioni si chiama spesso castelletto.
Per la banca le due forme hanno un rischio diverso: nel fido di cassa si fida dell'impresa, nell'autoliquidante si fida soprattutto dei suoi clienti. Per questo un'impresa con clienti solidi ottiene spesso più facilmente un anticipo fatture che un fido di cassa dello stesso importo.
La banca guarda tre cose.
La Centrale dei Rischi si può consultare gratuitamente per i dati registrati a proprio nome, con una richiesta alla Banca d'Italia. Conviene farlo prima di chiedere un nuovo affidamento: è quello che vedrà la banca.
Gli interessi. Si pagano sulle somme utilizzate, al tasso concordato, per il tempo in cui sono utilizzate.
La commissione per la disponibilità dei fondi. L'articolo 117-bis del Testo unico bancario stabilisce che nei contratti di apertura di credito gli unici oneri a carico del cliente possono essere una commissione onnicomprensiva, proporzionale alla somma messa a disposizione e alla durata dell'affidamento, e il tasso di interesse sulle somme prelevate. La commissione non può superare lo 0,5% per trimestre della somma messa a disposizione. Si paga sull'importo accordato, non su quello usato: un fido che non si usa mai ha comunque un costo.
La commissione di istruttoria veloce. Quando si sconfina oltre il fido, o si va in negativo senza fido, la banca può applicare, oltre agli interessi sullo sconfinamento, una commissione in misura fissa, espressa in euro e commisurata ai costi dell'istruttoria. Sconfinamenti frequenti costano quindi due volte: in commissioni e in andamentale.
Il limite dell'usura. La legge 7 marzo 1996 n. 108 fissa un tasso soglia oltre il quale gli interessi sono usurari. Il ministero dell'Economia pubblica ogni trimestre i tassi effettivi globali medi rilevati dalla Banca d'Italia per categoria di operazione; la soglia è pari al tasso medio aumentato di un quarto, più quattro punti percentuali, e la differenza tra soglia e tasso medio non può superare otto punti. Le tabelle aggiornate sono sul sito della Banca d'Italia.
Un fido non è per sempre. Il codice civile, all'articolo 1845, distingue due casi.
In entrambi i casi il recesso sospende subito l'utilizzo del credito, ma la banca deve concedere almeno quindici giorni per restituire le somme utilizzate. Nella pratica questo significa che un'impresa che usa il fido come fonte stabile, e non come cuscinetto, può trovarsi a doverlo rimborsare in poche settimane. Vale la pena leggere il proprio contratto: il termine di preavviso è scritto lì.
Il modo corretto di dimensionare un fido è partire dal fabbisogno, non dalla cifra dell'anno scorso. Il fabbisogno si legge in una previsione di cassa settimanale: si parte dal saldo di oggi, si aggiungono gli incassi attesi alle loro scadenze, si tolgono i pagamenti, compresi stipendi, F24 e rate, e si guarda il punto più basso del saldo progressivo. Come costruirla è spiegato nell'articolo sulla previsione di cassa a 13 settimane.
Il punto più basso è il fabbisogno massimo del periodo. Il fido deve coprirlo con un margine, perché gli incassi slittano e i pagamenti no.
Un'impresa ha oggi 40.000 euro sul conto e un fido di cassa di 300.000 euro, rinnovato ogni anno alla stessa cifra. La previsione a 13 settimane mostra che il saldo progressivo, senza fido, scende fino a meno 140.000 euro nella nona settimana, quando coincidono il pagamento dei fornitori di fine trimestre e gli F24, e poi risale.
Con un margine del 25% sul fabbisogno massimo, il fido che serve è di circa 175.000 euro; arrotondando, 180.000.
La differenza di costo si vede sulla commissione per la disponibilità dei fondi. Al massimo consentito dello 0,5% a trimestre:
Gli interessi non cambiano, perché dipendono da quanto si usa e non da quanto è accordato: con un utilizzo medio di 60.000 euro al 7% sono circa 4.200 euro l'anno in entrambi i casi. Il fido sovradimensionato costa quindi fino a 2.400 euro l'anno in più per coprire un rischio che la previsione dice non esserci.
C'è anche il ragionamento opposto. Se la stessa previsione mostrasse un minimo di meno 280.000 euro, un fido di 300.000 lascerebbe un margine di appena il 7%: basterebbe un cliente importante che paga con due settimane di ritardo per sconfinare. In quel caso la conversazione con la banca va fatta prima, con la previsione in mano, non il giorno in cui arriva l'addebito.
Usare il fido di cassa per finanziare investimenti. Un macchinario si ripaga in anni, un fido di cassa può essere revocato con quindici giorni di preavviso. Gli investimenti si finanziano con debiti a medio termine.
Tenere il fido sempre al limite. Per la banca un utilizzo costante vicino al 100% è un segnale di tensione, e peggiora l'andamentale proprio quando servirebbe più credito.
Chiedere il fido quando serve già. Una richiesta fatta in emergenza, con il conto già sconfinato, ha poche probabilità di essere accolta alle condizioni migliori. Va chiesto quando la previsione mostra il fabbisogno, settimane prima.
Guardare solo il tasso. Il costo totale comprende la commissione sull'accordato, le commissioni sugli sconfinamenti e le spese. Il confronto tra due offerte va fatto su questi elementi insieme.
Non sapere cosa dice la Centrale dei Rischi. Un insoluto o uno sconfinamento segnalato da un'altra banca arriva sul tavolo di chi valuta la richiesta. Meglio conoscerlo prima.
Dimensionare il fido sul fabbisogno richiede una previsione di cassa aggiornata, settimana per settimana, con le scadenze vere di incassi e pagamenti. Il rendiconto finanziario dell'anno chiuso dice da dove viene il fabbisogno; la previsione dice quando si presenterà. Entrambi fanno parte del controllo di gestione di una PMI.
In selos.ai il previsionale di cassa parte dalla liquidità iniziale, cioè saldo più fido disponibile, aggiunge le scadenze di crediti e debiti, gli F24 e i pagamenti pianificati, ed evidenzia la settimana di minimo sulle 13 settimane, con scenari Base, Best e Worst: come funziona il previsionale di cassa.
Il fido di cassa permette di andare in negativo sul conto fino a un limite, per qualunque esigenza. L'anticipo fatture è legato a una fattura emessa: la banca anticipa una parte dell'importo e si rimborsa quando il cliente paga. Il primo dipende dalla solidità dell'impresa, il secondo anche da quella dei suoi clienti.
Gli interessi sulle somme utilizzate, più una commissione onnicomprensiva sull'importo accordato che per legge non può superare lo 0,5% a trimestre. In caso di sconfinamento si aggiungono gli interessi sullo sconfinamento e una commissione di istruttoria veloce in misura fissa.
Sì. Per un fido a tempo indeterminato può recedere con il preavviso previsto dal contratto, o in mancanza di quindici giorni; per un fido a tempo determinato solo per giusta causa, salvo patto contrario. In ogni caso deve lasciare almeno quindici giorni per restituire le somme utilizzate.
Quanto serve a coprire il punto più basso della previsione di cassa delle prossime settimane, più un margine per gli incassi che slittano. Un fido molto più alto del fabbisogno costa in commissioni; uno troppo vicino al fabbisogno espone a sconfinamenti.
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