28 ott 2026 · selos.ai
Il DSCR, debt service coverage ratio, è il rapporto tra la cassa che l'impresa genera in un periodo e i soldi che deve restituire nello stesso periodo per i suoi debiti finanziari, cioè quote capitale e interessi. Un DSCR di 1,3 significa che per ogni euro di rate in scadenza l'impresa produce 1,30 euro di cassa; un DSCR di 0,9 significa che per pagare le rate dovrà attingere alla liquidità esistente, al fido o a nuovo debito.
È l'indicatore che risponde alla domanda più semplice che una banca si pone prima di concedere un finanziamento: con quali soldi verrà restituito? Per questo conviene saperlo calcolare prima che lo faccia qualcun altro, soprattutto quando si sta valutando un investimento da finanziare a debito.
Al numeratore ci sono i flussi di cassa disponibili per il servizio del debito; al denominatore il servizio del debito, cioè le quote capitale e gli interessi in scadenza nel periodo.
I flussi disponibili si calcolano partendo dalla gestione operativa:
Il denominatore comprende tutte le rate dei finanziamenti a medio e lungo termine, i canoni di leasing finanziario e gli interessi sugli affidamenti a breve. Non comprende il rientro del fido di cassa, che di norma si rinnova: se lo si includesse, quasi tutte le PMI avrebbero un DSCR inferiore a 1.
Esiste anche una versione semplificata, con l'EBITDA al numeratore al posto dei flussi di cassa. È più facile da calcolare e alcune banche la usano nei covenant, ma è molto più generosa: ignora imposte, circolante e investimenti, che sono proprio le voci che spesso consumano la cassa. Prima di confrontare un DSCR con una soglia, conviene sempre chiedere con quale definizione è stato calcolato.
Il DSCR si può calcolare in due modi, e servono a cose diverse.
Il DSCR storico guarda all'esercizio chiuso. I flussi si prendono dal rendiconto finanziario: il flusso della gestione operativa, dopo le imposte e le variazioni del circolante, meno gli investimenti di mantenimento. Il servizio del debito si ricava dai rimborsi di finanziamenti e dagli interessi pagati. Dice se l'anno passato ha prodotto abbastanza cassa per le rate, ma non dice nulla sul prossimo.
Il DSCR prospettico guarda ai sei o dodici mesi successivi. Al numeratore ci sono i flussi previsti, al denominatore le rate che scadranno davvero, prese dai piani di ammortamento. È la versione che conta per decidere: richiede un budget aziendale tradotto in un budget di cassa, e la sua qualità dipende interamente dalla qualità delle previsioni.
Sopra 1 l'impresa genera più cassa di quella che deve restituire: la differenza resta disponibile per investimenti, dividendi o per rafforzare la liquidità. Sotto 1 la gestione non basta a pagare le rate, e la differenza va coperta con la cassa accumulata, con il fido o con nuovo debito.
Un DSCR esattamente pari a 1 non lascia margine: basta un cliente che paga in ritardo per scendere sotto. Per questo nella pratica si guarda a un cuscinetto sopra 1, la cui ampiezza dipende dalla stabilità dei flussi. Un'impresa con contratti ricorrenti può vivere con un margine stretto; una che lavora a commessa, con incassi irregolari, ha bisogno di più spazio.
Un valore molto alto non è sempre una buona notizia: può voler dire che l'impresa ha pochissimo debito, oppure che ha investito poco e sta consumando i propri impianti.
Le linee guida dell'Autorità bancaria europea su concessione e monitoraggio dei prestiti, EBA/GL/2020/06, applicate ai prestiti concessi dal 30 giugno 2021, indicano il DSCR tra gli indicatori che le banche possono usare per valutare il merito di credito delle imprese, e tra i rapporti da monitorare quando sono previsti nei covenant finanziari, insieme a posizione finanziaria netta su EBITDA e copertura degli interessi.
In concreto, una richiesta di finanziamento arriva in banca con i bilanci e, sempre più spesso, con un piano dei flussi dei mesi successivi. Il DSCR prospettico è il modo più diretto per mostrare che le nuove rate sono sostenibili. Il rapporto tra posizione finanziaria netta ed EBITDA dice quanto debito c'è; il DSCR dice se le scadenze di quel debito sono compatibili con la cassa dei prossimi mesi.
Nella prima versione del Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza, l'articolo 13 prevedeva indicatori della crisi elaborati dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili. Il documento del CNDCEC del 2019 metteva il DSCR a sei mesi al secondo livello di verifica, subito dopo il patrimonio netto negativo: un valore inferiore a 1 era considerato un indizio di crisi.
Con le modifiche introdotte dal decreto legislativo 17 giugno 2022 n. 83 quell'impianto è cambiato. Oggi l'articolo 13 riguarda la piattaforma telematica della composizione negoziata, e l'articolo 3 chiede che gli assetti organizzativi, amministrativi e contabili dell'impresa consentano, tra l'altro, di "verificare la sostenibilità dei debiti e le prospettive di continuità aziendale almeno per i dodici mesi successivi". La norma non nomina il DSCR, ma descrive esattamente la domanda a cui il DSCR prospettico risponde.
L'articolo 3 elenca anche i segnali che agevolano la previsione della crisi: debiti per retribuzioni scaduti da almeno trenta giorni pari a oltre la metà delle retribuzioni mensili, debiti verso fornitori scaduti da almeno novanta giorni superiori a quelli non scaduti, esposizioni bancarie scadute o sconfinate da più di sessanta giorni oltre una certa soglia, e alcuni debiti fiscali e contributivi. Sono tutti effetti di un DSCR rimasto sotto 1 troppo a lungo.
Un'impresa manifatturiera prepara il budget dei prossimi dodici mesi, valori in migliaia di euro:
Il servizio del debito esistente è di 190: 150 di quote capitale dei mutui e 40 di interessi. Il DSCR è 210 su 190, cioè 1,11. Calcolato con l'EBITDA al numeratore sarebbe 400 su 190, cioè 2,11: lo stesso budget, due letture molto diverse.
La direzione vuole acquistare un nuovo impianto da 500, finanziato con un mutuo a cinque anni al 5%. L'impianto porterà 60 di EBITDA in più già nel primo anno, quindi i flussi salgono a 270. Ma il servizio del debito sale di 100 di quota capitale e circa 24 di interessi, fino a 314. Il DSCR scende a 270 su 314, cioè 0,86.
L'investimento in sé può essere buono: su cinque anni l'impianto si ripaga. Il problema è la forma del finanziamento. Due alternative sullo stesso budget:
La seconda soluzione lascia all'impianto il tempo di produrre margine prima che arrivino le quote capitale. È una conversazione da fare con la banca prima di firmare, con i numeri in mano, non dopo, quando le prime rate mettono in tensione la cassa.
Dal lato dei flussi: proteggere il margine, perché ogni punto di EBITDA in meno pesa direttamente sul numeratore; accorciare gli incassi, perché il capitale circolante che cresce è cassa che non arriva; programmare gli investimenti in modo che non si concentrino nello stesso anno delle rate più pesanti.
Dal lato del debito: allineare la durata dei finanziamenti alla vita utile di ciò che finanziano, chiedere un periodo di preammortamento per gli investimenti che producono margine con ritardo, e non finanziare con debito a breve quello che rende nel lungo periodo.
Usare l'EBITDA come se fosse cassa. Un DSCR calcolato sull'EBITDA può essere ampiamente sopra 1 mentre la cassa reale non basta per le rate.
Dimenticare il circolante. In un anno di crescita, l'aumento dei crediti e del magazzino può assorbire una parte importante dei flussi, come nell'esempio.
Calcolarlo solo sull'anno intero. Un DSCR annuale di 1,2 può nascondere un trimestre in cui le rate si concentrano e la cassa non c'è. Le rate vanno messe alle loro date, nella previsione di cassa a 13 settimane.
Calcolarlo una volta, per la banca, e non guardarlo più. Il DSCR prospettico va aggiornato quando cambia il budget, non solo quando si chiede un finanziamento.
Il DSCR prospettico non è più affidabile della previsione su cui si basa. Il lavoro vero è tenere aggiornati, mese per mese, i due pezzi che lo alimentano: il budget economico, da cui viene l'EBITDA atteso, e la previsione di cassa, dove rate, imposte e incassi stanno alle loro date. È una parte del controllo di gestione che guarda avanti.
In selos.ai il previsionale di cassa a 13 settimane parte dalla liquidità iniziale e somma incassi, pagamenti, F24 e pagamenti pianificati alle loro scadenze, con scenari base, migliore e peggiore e la settimana di minimo evidenziata: come funziona il previsionale di cassa.
Si dividono i flussi di cassa disponibili per il servizio del debito, cioè EBITDA meno imposte, variazione del capitale circolante e investimenti di mantenimento, per il servizio del debito dello stesso periodo, cioè quote capitale e interessi dei finanziamenti. Il periodo è di solito di dodici mesi, a volte sei.
Sopra 1 l'impresa ripaga le rate con la cassa che genera. Quanto margine serve sopra 1 dipende dalla stabilità dei flussi e da quanto chiede la banca nel contratto di finanziamento: un valore appena sopra 1 non lascia spazio agli imprevisti.
La PFN su EBITDA misura quanto debito c'è rispetto al margine: in quanti anni, in teoria, si potrebbe ripagare. Il DSCR misura se le rate in scadenza nei prossimi mesi sono coperte dalla cassa. Un'impresa può avere poco debito ma concentrato in scadenze ravvicinate, e quindi un DSCR basso.
No, nessuna norma impone di calcolarlo. L'articolo 3 del Codice della crisi chiede però che l'impresa sia organizzata per verificare la sostenibilità dei debiti almeno per i dodici mesi successivi, e il DSCR prospettico è lo strumento più diretto per farlo. Può inoltre essere previsto come covenant nei contratti di finanziamento.
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